Ti amo ancora, ma in modo diverso

 

Dopo aver ricevuto lo stipendio del mese di luglio ho deciso di farmi qualche regalo, che nella mia lingua significa “caricare dei soldi su Amazon e comprare la qualunque”.
Tra i vari acquisti (libri, libri e altri libri) ho deciso di dare corda al mio lato nostalgico e ordinare il cofanetto di una saga che ho letto (per metà) da adolescente e che ho apprezzato tantissimo tra i diciotto e i diciannove anni, ossia la saga di Beautiful Creatures, anche conosciuta come le Caster Chronicles.
 
Il lavoro di Margaret Stohl e Kami Garcia non è certo una grande opera letteraria, nemmeno considerando solamente la narrativa per ragazzi; pienamente consapevole del fatto che si tratti di una saga semplice ho voluto comunque acquistare i quattro libri perché ci tenevo ad avere un pezzo di me in casa, tra i miei scaffali, in bella vista.
Così ho cominciato a rileggere il primo, senza troppe aspettative, bisognoso di una lettura d’intrattenimento, pianificando di rileggere anche il secondo e poi concludere del tutto la lettura della serie.

Cosa ho scoperto?
Innanzitutto, che i miei gusti sono cambiati parecchio; che in universo parallelo in cui leggo Beautiful Creatures per la prima volta a ventitré anni, beh, non va a finire bene; e che la mia crescita in termini letterari si porta con sé un’inevitabile e terribile consapevolezza: per quanto tu possa sentire di amare ancora qualcosa gli anni la trasformeranno e il ricordo della cosa sarà sempre più bello della cosa stessa.
 
Ovviamente non parlo in termini assoluti, ma credo possa essere il caso dei prodotti d’intrattenimento; la loro stessa natura è legata a un tempo e a un luogo che conosciamo solo noi, il cosiddetto “momento giusto per leggere un libro”. In quel periodo la lettura fila liscia, i difetti non si notano e si è in grado di godere di una storia in maniera ininterrotta; finito quel periodo di grazia le cose cambiano e l’esperienza fa sì che si notino delle increspature, alcune incertezze stilistiche, veri e propri buchi di trama o dettagli del tutto insensati che prima erano passati inosservati.
 
Beautiful Creatures per me è un po’ questo: da una parte c’è l’amore sconfinato di quel ragazzo che a diciotto anni si è rivisto tra le pagine di una storia, e dall’altra c’è il me di adesso, che a ventitré anni ha maturato una certa dose di pensiero critico e che, per quanto possa amare l’opera, non riuscirà mai ad apprezzarla in maniera totale e senza riserve.
 
Questo dovrebbe scoraggiarmi dal rileggere vecchi amori? No, non credo. L’impatto può essere scioccante (per me lo è stato), ma da queste riletture si può imparare molto.
Attraverso gli stessi personaggi che ho amato visceralmente riesco a rivedere il me di qualche anno fa, come se stessi leggendo tra le pagine di un mio diario, e questo mi fa sorvolare qualsiasi errore o difetto.
È anche bello rileggere qualcosa con nuove consapevolezze e competenze, perché ci può aiutare a guardare un’opera da un punto di vista più ampio: ora non solo rivedo il me di anni fa, ma riesco anche a capire tutti i motivi dietro al mio amore per questi libri in modi che prima mi erano sconosciuti; nel 2012 amavo Beautiful Creatures, ma nel 2017, grazie alle esperienze fatte, riesco a capirne il perché.
 
Anche voi avete delle saghe che avete amato anni fa e che avete riletto e rivalutato (in positivo o negativo) per mezzo dell’esperienza accumulata negli anni? O storie che avete paura di rileggere per rovinare il ricordo di quella bellissima prima volta?

 

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