Anche gli alberi bruciano di Lorenza Ghinelli (Recensione)

Lo devo ammettere: mi sono avvicinato all’ultima opera di Lorenza Ghinelli con un certo di distacco iniziale. Della stessa autrice (che ho avuto il piacere di conoscere e incontrare più volte) avevo già apprezzato Il Divoratore, letto tra le spiagge riminesi tanti, tanti anni fa, mentre avevo interrotto la lettura del suo primo romanzo per ragazzi, Almeno il cane è un tipo a posto, che avevo trovato un po’ troppo rassicurante per i miei gusti.
Quando ho preso in mano Anche gli alberi bruciano non sapevo bene cosa aspettarmi; ho iniziato la lettura privo di particolari pregiudizi, ma senza troppa convinzione, sperando di trovare una storia buona, convincente, ma pronto a passarci sopra senza troppi problemi nel caso non mi fosse piaciuta.

Con mio enorme sollievo, il romanzo ha saputo convincermi e intrattenermi, tant’è che l’ho letto in un’unica mattinata (e questo non mi capita mai). Perché nonostante le possibili imperfezioni, c’è una qualità magnetica che mi ha spinto ad appassionarmi alla storia di Michele, un adolescente come tanti che un giorno sorprende il padre intento a fare sesso con una studentessa venticinquenne.
Questo è l’evento scatenante che mette in moto i personaggi: li avvicina, li allontana, li avvicina di nuovo, per giungere ad un climax in cui le dinamiche interpersonali trovano una stabilità.
Ma è anche la storia del rapporto tra Michele e il Nonno Dino, malato di Alzheimer e destinato a finire in una casa di riposo, e del rapporto tra il protagonista e Vera, l’unica persona che per qualche motivo sembra capirlo.

Il sentimento che il libro riesce a veicolare meglio è a parer mio la rabbia, quella forza primordiale che a volte sembra cogliere le nostre vite di sorpresa; credi che vada tutto bene, poi all’improvviso il mondo intero crolla e tu te la ritrovi lì, furente e incontenibile, come una nuova compagna di banco a cui devi abituarti.
Anche gli alberi bruciano, in questo, eccelle. È un ritratto onesto e schietto di quel periodo della vita in cui ci troviamo costretti, per la prima volta, a prendere delle decisioni dovendone calcolare l’impatto.

Da un punto di vista puramente narrativo Anche gli alberi bruciano sa essere una bella storia, ma alcuni elementi mi hanno poco convinto. Primo su tutti, la struttura – è una questione di blocchi narrativi e di ritmo, in realtà. Il romanzo è diviso in due parti: la prima è molto più incentrata sulla quotidianità traballante del protagonista ed è priva di qualsiasi senso di scopo, di finalità. La seconda parte, invece, è incalzante e tagliente; tutti i tasselli finiscono al loro posto e tu, lettore, non vedi l’ora di scoprire quali saranno le conseguenze.
Non sono riuscito a dare un senso a questa divisione di toni, e penso che ogni lettore avrà un’opinione soggettiva su quale parte sia meglio riuscita o, banalmente, più bella da leggere: personalmente avrei apprezzato un romanzo più coeso, coerente da cima a fondo, in cui gli spunti narrativi si intrecciano con la quotidianità e le riflessioni del protagonista.
In ultimo, l’epilogo è affrettato e un po’ troppo riassuntivo; non lascia il tempo di assestarsi, di riflettere, di cercare ulteriori domande e risposte.
Da un punto di vista invece stilistico ho trovato alcune figure retoriche un po’ azzardate e i dialoghi (molto scorrevoli e facili da leggere) talvolta privi di un contesto (spaziale o emotivo) che li rendesse più realistici e immersivi.

Rimane in ogni caso un libro semplice, bello, che non punta su una forza stilistica ma sul forte impatto emotivo: con poche pagine Lorenza Ghinelli riesce a fare centro, proponendo una di quelle storie che andrebbero proprio raccontate, e sono contento sia stata lei a farlo.
Tempo fa mi lamentavo di come non ci fossero autori italiani dichiaratamente Young Adult, pronti a parlare di ragazzi con onestà, senza fronzoli, ma con un’attenzione speciale nei loro confronti. Dopo questa lettura sono convinto che Lorenza Ghinelli possa farsi carico di questa responsabilità: la sensibilità che traspare tra le pagine di Anche gli alberi bruciano non va assolutamente sprecata.
Per questo motivo mi auguro di leggere altre sue storie come questa, capaci di toccare le corde giuste con attenzione e schiettezza.


Lorenza Ghinelli ha scritto Il Divoratore, La Colpa (finalista al Premio Strega), Con i tuoi occhi, Sogni di sangue e Almeno il cane è un tipo a posto, che ha vinto il Premio Minerva. È stata soggettista e sceneggiatrice per la televisione e collabora con la scuola Holden come docente.
Vive a Rimini.

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