I nostri preferiti del 2017 (AKA i Pikachu Ciccioni)

Videocamera pronta. Setting in ordine. Ciak, azione. Video girato. Io e il mio ragazzo volevamo parlare dei nostri preferiti del 2017 su YouTube, ma alcune difficoltà tecniche (leggasi: mi stanno esplodendo i computer) mi hanno reso impossibile il montaggio. Ma non ci siamo arresi: questo è l’articolo di tutti i libri, giochi, film, serie e album che abbiamo apprezzato quest’anno.
In realtà questi preferiti hanno un nome: i Pikachu Ciccioni. Immaginateli come degli award, dei premi altissimi conferiti solamente alle opere migliori, alla crème de la crème. Abbiamo quindi corredato ogni categoria con un Pikachu realizzato da noi; il disegno è mio, i colori sono di Andrea.
Enjoy :D

LIBRI

Andrea

Quest’anno non ho letto molto principalmente perché sono stato sommerso di letture per gli esami prima e per la tesi poi – molte di queste bellissime. Avendo poco tempo a disposizione (in realtà non è vero perché in compenso ho visto moltissime serie), ho abbandonato molte letture che non mi convincevano, portando a termine solo libri meritevoli di vincere un Pikachu Ciccione per un motivo o per l’altro.

Il primo Pikachu Ciccione va a Il viaggio di Caden di Neal Shusterman, perché è una storia che mi ha fatto bene, in un modo che mi è difficile spiegare. Sono felice di averla letta.

Carry on di Rainbow Rowell vince un Pikachu Ciccione speciale, e qui potrei dilungarmi a parlarne ma mi limito a una frase che possa riassumerne la trama: È COME HARRY POTTER MA SONO GAY. È stata una lettura che mi è servita tantissimo per staccare da quelle dovute allo studio, ma al di là di questo mi ha incredibilmente divertito, e non sarà un capolavoro di libro ma è certamente un libro prezioso per me.

Le letture principali di quest’anno sono state però gli albi illustrati, perché sto scrivendo una tesi in merito e perché quella dell’illustrazione per l’infanzia è la realtà a cui voglio dedicarmi. Ho scoperto moltissimi albi meravigliosi e sceglierne uno a titolo di esempio è estremamente riduttivo, però dovendolo fare per forza il mio Pikachu Ciccione va a L’anatra, la morte e il tulipano di Wolf Erlbruch. Erlbruch riesce a parlare di grandi temi con una delicatezza ammirabile, e tutti i suoi libri si fondano su un efficace equilibrio tra linguaggio verbale e linguaggio iconico. L’anatra, la morte e il tulipano è una storia di cui sento di avere il bisogno, che avrei voluto incontrare anni fa ma che riesce a donarmi tantissimo anche ora come sento che farà in futuro.

Marco

Su questo blog ho già parlato dei miei 10 libri preferiti del 2017, quindi non mi ripeterò più di tanto. Voglio però riassumere la top 3 così, in poche semplici frasi:
La Campana di Vetro, un romanzo tagliente e doloroso sulla depressione;
Tolleranza Zero, un racconto di formazione atipico narrato su diversi livelli di coscienza;
Release, l’adolescenza di un ragazzo gay condensata in un’unica importantissima giornata.

FILM

Marco

Ho avuto la fortuna di vedere molti film durante il 2017, ma essendo sbadatissimo non ne ho tenuto il conto; non ho idea di quanti io ne abbia visti, e a dirla tutta non so nemmeno quali. Uno dei propositi per il 2018 è proprio quello di tenere un taccuino su cui segnare tutti i film visti.

Tra quelli di quest’anno, mi ha colpito moltissimo Okja di Bong Joon-ho: temevo si sarebbe rivelata la solita favola ambientalista, e invece si tratta di un film davvero ben orchestrato, in cui i temi vengono trattati con rispetto nella loro complessità.

Your Name di Makoto Shinkai vince il Pikachu Ciccione per la categoria Film-che-hanno-dei-cieli-bellissimi. Nel senso che sì, è un bellissimo film animato con una bellissima storia, ma I CIELI. Se fosse solamente una sequenza di cieli, senza trama o personaggi, sarebbe comunque in questa lista. E poi, anche per tutto il resto, è ottimo. La storia è romantica (ma non mielosa!) e il colpo di scena è ben assestato. Dovrete sospendere un poco la vostra incredulità, ma ne varrà la pena.

In ultimo, Sette minuti dopo la mezzanotte di Juan Antonio Bayona, che sia io sia Andrea abbiamo amato visceralmente. Avevamo già letto e apprezzato il romanzo, ma questo non ci ha impedito di piangere lacrimoni impossibili al cinema. Se possibile, credo che mi sia addirittura piaciuto di più rispetto al libro, che rimane un bellissimo titolo e che consiglierei a tutti, ad occhi chiusi. È la bellissima storia di un ragazzino che per la prima volta si ritrova a dover affrontare i suoi mostri personali, con l’aiuto di un mostro vero e proprio.

Andrea

(A differenza di Marco sono molto più previdente e ho segnato tutti i film che ho visto su Letterboxd).

Il Pikachu Ciccione per la fotografia va a La La Land di Damien Chazelle, perché è una sinfonia visiva di estrema bellezza. Sono sempre molto attento alle scelte cromatiche in ogni ambito, e in questo film i miei occhi hanno gioito nel guardare ogni singola inquadratura e ogni contrasto cromatico, che nella mia prima visione del film hanno quasi fatto passare in secondo piano la narrazione vera e propria – anche se sono particolarmente legato a questo film perché mi riconosco molto in Mia.

Il Pikachu Ciccione di quello che rischia di fare la figura dell’assoluto profano va a Star Wars: gli ultimi Jedi. È da un anno ormai che Marco ha provato a introdurmi all’universo di Star Wars, ma io sono sempre stato molto restio perché mi è sempre sembrato come una cosa tanto grande e incomprensibile per me. Ammetto che quando Marco mi ha chiesto di guardarlo insieme, ho accettato più per amore che per voglia effettiva. E INVECE, pur non avendo visto un solo film della trilogia originale ho inaspettatamente amato alla follia questo nuovo capitolo della saga, ancora più del capitolo precedente, e non saprei nemmeno spiegarne con precisione il motivo. Alla fine forse è perché mi è sembrata una storia profondamente umana, però non voglio dilungarmi perché sono sicuro che farei sproloqui inutili. Aggiungo solo che sono giorni che mi metto a cantare stonatamente il tema principale di Star Wars, e che questo film mi ha dato tantissima voglia di recuperare tutta la saga. E poi non vedo l’ora di vedere gli ewok.

Il Pikachu Ciccione per la dolcezza va al primo film di Paddington, che ho recuperato un mese fa insieme a Marco e che ho rivisito insieme alla mia famiglia prima di Natale perché – sarò banale – è una storia che scalda il cuore e perché è fatto proprio bene, tanto a livello narrativo quanto a livello visivo. Non ci vuole molto per farmi tornare bambino – ci vuole molto di più a farmi rendere conto che sono un quasi adulto – e Paddington riesce in questo nel migliore nei modi, oltre che a farmi piangere in modo sconsiderato. Non vedo l’ora di vedere il seguito.

Da ultimo, anche se ne ha già parlato Marco, non posso non citare Sette minuti dopo la mezzanotte. Riconoscono di non avere il dono di riuscire a parlare delle cose che mi piacciono in maniera ragionata, perché tutto quello che sento e provo rimane in gran parte dentro di me senza che trovi le parole esatte per poterlo comunicare. Questo discorso si applica in maniera forse più evidente con questo film, così come del libro da cui è tratto. Dico solo che è un film che mi ha fatto tremendamente bene, tanto quanto il libro e forse anche di più. È una storia per me necessaria, che mi ha formato e che continua a farlo.

 

SERIE

Andrea

Quest’anno credo di aver visto più serie che in tutti gli altri anni (complice Netflix e la voglia di fare qualsiasi altra cosa fuorché studiare).
Se dovessi citare una sola serie tra tutte quelle che ho seguito in questi dodici mesi, Please like me sarebbe probabilmente quella che sceglierei. Ho guardato in breve tempo tutte e quattro le stagioni insieme a Marco a inizio anno, ed è diventata fin dal primo episodio la mia serie. Certo non è perfetta e con la terza e la quarta stagione mi sono in parte annoiato, però è innegabile che sia una serie a misura di me.

Jane the Virgin è invece è una di quelle cose delle quali sento di essere diventato leggermente dipendente. Mi rendo conto ora che tra le tante serie che ho seguito quest’anno quelle che ho preferito maggiormente sono state quelle dai toni più ironici o leggeri ma non per questo superficiali, e Jane the Virgin riesce a regalarmi una positività di cui ho spesso bisogno. Ho adorato la seconda metà della terza stagione, che ha portato a una maggiore semplificazione dell’intreccio narrativo, e… oh, CIAO JAIME CAMIL, CIAO.

Il Pikachu Ciccione più sentito va però a Una strega imbranata, che mi ha fatto conoscere Marco e che ho visto insieme a lui in estate. (Non credo di riuscire a parlarne senza evitare di avere una reazione simile a quella di Cam di Modern Family quando parla di Maryl Streep). Mi limito a dire che è una serie semplice ma non banale, divertente e “cozy” (non mi viene un altro termine per definirla), e che questo periodo dell’anno è forse il migliore per guardarla.

Una menzione speciale per Steven Universe: ci sono poche cose che mi fanno stare così bene quanto questo cartone, e pochi personaggi che mi incarnano alla perfezione quanto Perla.

Marco

Non è che abbia seguito bene molte serie, quest’anno. Steven Universe è sempre una garanzia, anche se esce al ritmo di un episodio ogni 56 anni. In generale, ciò che ho visto l’ho visto assieme ad Andrea.

In primis, la seconda stagione di Dirk Gently’s Holistic Detective Agency, che ha superato la prima in quanto ad assurdità e genio. Sono ancora rattristato dalle dichiarazioni sullo showrunner, ma non ha importanza: se deve andarsene, se ne andrà. Questo non toglie che DGHDA sia un esempio di ottima scrittura per la tv.

La seconda serie che voglio citare (e che in realtà ho riscoperto solo in tempi recenti) è Crazy Ex-Girlfriend, la musical comedy che mi fa spaccare dalle risate e che riesce, con leggerezza e rispetto, a parlare di temi importanti come l’alcolismo e l’aborto, per citarne alcuni. Tra le perle di quest’opera cito assolutamente The First Penis I Saw, Let’s Generalize About Men e Face Your Fears.

 

MUSICA

 

Marco

Un tempo adoravo ascoltare musica; in particolare, adoravo ascoltare album interi. Quest’anno invece ne ho ascoltati pochissimi. Tristemente non riesco più ad assimilare gli album come opere che respirano di vita propria; è un po’ anche colpa del k-pop, che mi ha rovinato la vita.

Qualcosa però l’ho ascoltato, in questo 2017. L’album di Lorde, Melodrama, che ha accompagnato la mia visita annuale a Mare di Libri e che mi ha stregato con la sua produzione e i suoi testi precisi e accattivanti. Consiglio in particolare le canzoni “The Louvre”, “Hard Feelings/Loveless”, “Writer in the dark” e “Supercut”.

L’altro album che ho apprezzato, ma che avrei voluto odiare, è Reputation di Taylor Swift. Ne odio la retorica, il significato, l’idea che per contrastare persone bugiarde e dannose l’unica via sia quella di diventare una persona bugiarda e dannosa. MA. Ma ci sono tracce che mi sono entrate nella testa e che non ne sono ancora uscite: “I did something bad”, “Don’t blame me”, “Getaway Car”. Non sarà 1989, ma diamine. Lo odio.

Andrea

A livello di musica quest’anno non ho ascoltato granché a differenza dell’anno scorso, quindi l’unico Pikachu Ciccione va all’ultimo singolo di Arisa, Ho cambiato i piani, perché mi ha fatto piangere e quando una cosa mi commuove è quella giusta.

Ah, io Reputation l’ho amato da subito. E pure Marco, ma dato che è falso gli ci è voluto tempo per ammetterlo.

GIOCHI

 

Andrea

Io non sono mai stato un nerd, mai. Marco è riuscito a trasformarmici in modi sorprendenti, e infatti il 2017 è stato l’anno nel quale ho scoperto più videogiochi di quanti ne abbia mai giocati in tutta la vita– sempre a tema Nintendo, s’intende.

Inizio citando l’ultima scoperta, Professor Layton vs Phoenix Wright: sono abbastanza indecente in fatto di enigmi e lo sono ancora di più quando si tratta di prendere le parti di un avvocato, e infatti non sono questi i motivi per cui mi sono innamorato di questo gioco. È l’intera storia che mi ha affascinato, tenendomi incollato allo schermo per ore. Il gameplay alterna le dinamiche di gioco dei titoli del Professor Layton e quelli di Phoenix Wright, e sebbene l’intento di Marco fosse quello di introdurmi al mondo di quest’ultimo, il character design dei personaggi di Professor Layton mi ha rapito da subito. Inutile dire che sto già recuperando tutti gli episodi del famoso archeologo.

Quest’anno è stato anche il primo in cui ho ampliato i miei orizzonti passando anche a una console diversa dal Nintendo 3DS, e sarà scontato ma un Pikachu Ciccione va a The Legend of Zelda: Breath of the Wild, che ho giocato su Nintendo Switch. Come per Star Wars, anche qui mi sento abbastanza profano nel parlarne perché è stato il primo titolo di Zelda al quale mi sono approcciato, e mi va benissimo così perché so che il gameplay dei titoli precedenti non è nelle mie corde. Eppure, nonostante non conoscessi quasi nulla del mondo di Zelda, questo gioco mi ha fatto innamorare di sé prima a poco a poco e poi tutto in una volta, a partire dal mondo gioco per passare poi ai personaggi – su tutti, l’iconica principessa Zelda e Mipha.  

Pur non essendoci un podio, tra tutti i titoli che ho giocato quest’anno il primo posto va sicuramente a Yo-Kai Watch 2: Polpanime. Non dico nulla perché ho già scritto tutto quello che pensavo in estate, quando ancora ero alle prese con il gioco, ma ci tengo a dire che Level-5 (che produce, oltre a Yo-Kai Watch, giochi come Inazuma Eleven e il già citato Professor Layton) mi sta conquistando con i suoi titoli.

Sono stato invece profondamente deluso da Pokémon, che rimane pur sempre l’universo videoludico da cui provengo: mi sembra tanto che per Game Freak valga tanto la frase “è bravo ma non si applica”, e per quanto non abbia avuto aspettative per Ultraluna, mi ha lasciato ugualmente con l’amaro in bocca.

Marco

Il 2017 è stato un anno povero anche per i giochi. Ho però apprezzato molto Inazuma Eleven Go: Luce, acquistato nel 2013 e completato solamente in tempi recenti. Si tratta di un gioco di calcio, seguito e reboot della famosa serie giapponese, corredato da una storia infantile e telefonata, sì, ma in qualche modo comunque affascinante: i personaggi sono tutti colorati e diversissimi, c’è un forte elemento collezionistico e l’atmosfera che si respira è amichevole e divertente. Per me è stato un po’ come tornare alle medie, ma senza la preside stronza, l’omofobia velata dei compagni e la mascolinità tossica :D What’s not to love?

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