Di robottoni invasori, sogni e popolarità

Eccolo qui. L’ho trovato. Il libro più bello del 2018.
Manca ancora qualche mese alla fine dell’anno, ma per qualche motivo sento che sarà difficile trovare un degno rivale a An Absolutely Remarkable Thing, esordio letterario di Hank Green.
Ho acquistato il romanzo in uno stato a metà strada tra la veglia e il sonno all’una di notte (lo stesso giorno dell’uscita) e l’ho finito durante la pausa pranzo del giorno successivo. Odio parlare per frasi fatte e dire cose come “non riuscivo a staccarmi dal libro“, ma in questo caso è proprio ciò che è successo: ho portato il Kindle con me ovunque andassi per poter proseguire nella lettura di quella che si è rivelata una storia potente, ben scritta e di ampio respiro.

La sensazione che ho avuto sin dalla lettura delle primissime pagine è stata quella di capire questo libro. Non parlo di capirne la logica e gli eventi, ma di comprenderne il cuore (quello che molte persone definirebbero erroneamente “il messaggio”); e in particolare mi è sembrato di condividerlo da subito, come se fosse mio e come se fosse stato dentro di me per tutto questo tempo in attesa del pretesto giusto per uscire allo scoperto. Continua a leggere “Di robottoni invasori, sogni e popolarità”

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L’arte di rialzarsi (e di rivedersi)

A quindici anni circa ho tentato di uccidermi, sono stato ricoverato e in seguito mi sono ritirato dal liceo. Non è una storia che racconto facilmente, anzi: certi avvenimenti sono difficili da riferire, anche quando continuiamo a rivisitarli più e più volte da soli, nella nostra testa.
Non pensavo avrei mai parlato pubblicamente di questa parte della mia vita, ma non posso non tirarla in ballo se voglio discutere davvero de L’arte di rialzarsi, il romanzo d’esordio del giovanissimo Salvatore Falzone.
L’Arte di rialzarsi mi aveva colpito già dalla sinossi. Parla proprio di un ragazzo che, in seguito a un tentato suicidio, viene ricoverato e decide di ritirarsi dal liceo; ma questa non è che una premessa, perché in realtà il libro ha più a che fare col percorso di risalita del protagonista e della sua redenzione nella battaglia contro i disturbi mentali da cui è affetto.

Ecco il punto: recensirlo non è facile. Anzi, questo è probabilmente l’articolo più difficile di tutti, per me. Le complicazioni stanno nel navigare quello spazio sottile che intercorre tra romanzo e autobiografia (il libro è ampiamente tratto dal vissuto dell’autore) e soprattutto nel mantenere una giusta distanza pur avendo un legame così forte con gli eventi narrati.
Raramente mi sono sentito così tanto coinvolto e rappresentato in letteratura (gli esempi più chiari che mi vengono in mente sono More Than This e La campana di vetro, due opere che amo), e per quanto l’atto di rivedersi tra le pagine di un libro abbia un potere immenso, ammetto che non sempre è una faccenda semplice: la narrativa vera, per parafrasare Aidan Chambers, non è puro escapismo ma ti mette di fronte ai tuoi disagi interiori e dà loro una forma quasi tangibile affinché tu possa analizzarli e, potenzialmente, farci pace in qualche modo. Ed è giusto che il processo sia doloroso.
In questo credo che il libro di Salvatore sia perfetto, ma sono cosciente del fatto che il mio vissuto con il suicidio e i disturbi mentali non riflette quello di tutti i possibili lettori., e soprattutto ha avuto un grande effetto sul modo in cui io ho vissuto quest’esperienza di lettura.
Parlerò quindi de L’arte di rialzarsi da un punto di vista più personale del solito, consapevole dell’impossibilità di trattare il libro nel modo più oggettivo possibile come aspiro a fare normalmente. Quindi, è giusto che si sappia da dove viene questa recensione; voglio semplicemente che si capisca il motivo per cui per me parlarne è difficile. Continua a leggere “L’arte di rialzarsi (e di rivedersi)”

E alla fine arriva Alice Oseman

Da piccolo mi piacevano i Jonas Brothers, e questo è un eufemismo perché non ero affatto piccolo e non mi piacevano soltanto: io li adoravo.
Forse non sono mai arrivato a possedere decine di poster o ad appendere al muro un cartonato 1:1 di Nick Jonas, ma ricordo bene come ci si sentiva a far parte del fandom. Si scrivevano fanfiction (alzo la mano, colpevole), si commentava qualsiasi cosa facessero i tre fratelli e ci si appostava fuori dai loro hotel con la speranza di incontrarli e dire loro: “mi avete cambiato la vita”. Ok, personalmente non mi sono mai appostato fuori da un hotel in cui alloggiassero, ma una cosa è certa: quelle ragazze che rischiavano tutto solamente per vederli sorridere, ecco, io un po’ le capivo.

I tempi sono cambiati e come ogni adolescente che si rispetti anche io sono cresciuto. Conservo il ricordo della mia band preferita dei tempi (e dell’illusione che forse, forse anche io potevo essere come loro), ma non mi sono mai più riaffacciato ad altri fandom di altri gruppi musicali e soprattutto sono in grado di vedere con chiarezza tutti quei piccoli atti di ordinaria follia.
Sono stato piacevolmente sorpreso di ritrovare tutte quelle sensazioni descritte con intelligenza ed efficacia in un libro originale, potente, capace di intrattenermi tanto quanto scuotermi. I Was Born For This, l’ultimo romanzo di Alice Oseman, è entrato dritto tra le mie letture preferite dell’anno e, se possibile, tra gli Young Adult che più amo.

Angel Rahimi ama alla follia la sua band preferita, i The Ark, e farebbe di tutto per loro. La seguiamo  all’inizio del libro mentre incontra Juliet, la migliore amica che ha conosciuto grazie a internet e che non ha mai incontrato prima d’ora. Le due hanno organizzato un piano perfetto per passare del tempo assieme, incontrare la band a un meet & greet e infine andare al concerto, l’ultimo del tour europeo
E poi c’è
Jimmy Kaga-Ricci: bello, talentuoso e afflitto da terribili attacchi di panico: il frontman dei The Ark si prepara al concerto, ma anche a firmare un nuovo contratto che lo porterà a suonare di più e soprattutto a lavorare di più, sacrificando una grossa parte della sua vita.
Insomma, due perfetti protagonisti da fanfiction, no? Continua a leggere “E alla fine arriva Alice Oseman”

Scrivimi ancora, Simon

C’era un periodo, non tanto tempo fa, in cui credevo che un libro dovesse essere complesso per essere bello. Non necessariamente difficile da leggere, ma ricco di dettagli e livelli di interpretazione, da leggere tutto d’un fiato e poi rileggere a bocconi per assicurarsi di non aver perso pezzi per strada.
Oggi, qui lo dichiaro ufficialmente, ho capito che certi libri hanno solo bisogno di essere giusti, ed è proprio questo il modo in cui definirei Non so chi sei, ma io sono qui di Becky Albertalli: un libro giusto, che non mira a essere più di ciò che è e che allo stesso tempo si rivela un’esperienza più grande di quanto ci si aspetti.

La storia si apre con Simon Spier, un liceale americano con un segreto: è omosessuale. Non lo sanno i suoi genitori, due adulti irriverenti e moderni che sicuramente non si farebbero sconvolgere dalla notizia, né il suo trio di migliori amici, Abby, Leah e Nick.
L’unica persona a conoscenza di questo fatto è Blue, un ragazzo con cui Simon ha cominciato una corrispondenza anonima online: anche lui frequenta la sua stessa scuola superiore e anche lui è gay.
Tra un’email e l’altra, i due ragazzi iniziano a contare l’uno sull’altro fino a quando l’amicizia diventa qualcosa di più: nasce in Simon il desiderio di vedere Blue, di conoscerlo, e perché no, di baciarlo, anche se non sa ancora che faccia abbia.
E come se la questione non fosse già abbastanza complicata, si intromette Martin, un compagno di scuola che inizia a ricattarlo dopo aver letto gli scambi di mail tra i due. Continua a leggere “Scrivimi ancora, Simon”

I nostri preferiti del 2017 (AKA i Pikachu Ciccioni)

Videocamera pronta. Setting in ordine. Ciak, azione. Video girato. Io e il mio ragazzo volevamo parlare dei nostri preferiti del 2017 su YouTube, ma alcune difficoltà tecniche (leggasi: mi stanno esplodendo i computer) mi hanno reso impossibile il montaggio. Ma non ci siamo arresi: questo è l’articolo di tutti i libri, giochi, film, serie e album che abbiamo apprezzato quest’anno.
In realtà questi preferiti hanno un nome: i Pikachu Ciccioni. Immaginateli come degli award, dei premi altissimi conferiti solamente alle opere migliori, alla crème de la crème. Abbiamo quindi corredato ogni categoria con un Pikachu realizzato da noi; il disegno è mio, i colori sono di Andrea.
Enjoy :D

LIBRI

Andrea

Quest’anno non ho letto molto principalmente perché sono stato sommerso di letture per gli esami prima e per la tesi poi – molte di queste bellissime. Avendo poco tempo a disposizione (in realtà non è vero perché in compenso ho visto moltissime serie), ho abbandonato molte letture che non mi convincevano, portando a termine solo libri meritevoli di vincere un Pikachu Ciccione per un motivo o per l’altro.

Il primo Pikachu Ciccione va a Il viaggio di Caden di Neal Shusterman, perché è una storia che mi ha fatto bene, in un modo che mi è difficile spiegare. Sono felice di averla letta.

Carry on di Rainbow Rowell vince un Pikachu Ciccione speciale, e qui potrei dilungarmi a parlarne ma mi limito a una frase che possa riassumerne la trama: È COME HARRY POTTER MA SONO GAY. È stata una lettura che mi è servita tantissimo per staccare da quelle dovute allo studio, ma al di là di questo mi ha incredibilmente divertito, e non sarà un capolavoro di libro ma è certamente un libro prezioso per me. Continua a leggere “I nostri preferiti del 2017 (AKA i Pikachu Ciccioni)”