Passato, Presente, Futuro

Qualche settimana fa ho letto un bellissimo articolo su Flow Magazine in cui Elisha Goldstein parlava della sua vita dividendola in tre semplici pagine corredate da foto; prevedibilmente, le pagine erano intitolate Passato, Presente e Futuro.

Ho voluto cogliere la palla al balzo e replicare l’idea, perché l’ho subito sentita vicina a me e al mio modo di scrivere. L’ho pensata un po’ come un tag, quindi sarebbe bello, in futuro, vedere altri post simili su blog altrui; mi auguro che qualcuno ci faccia un pensierino.
Ecco la mia vita in poche righe (e qualche foto nostalgica, che male non fa).

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PASSATO

passatopresentefuturo

Quando sono arrivato in Italia avevo meno di un anno e avevo le sembianze di un fagottino. Mi hanno subito dato il benvenuto riempendomi di regali e viziandomi con il cibo, e per questo nei primi anni della mia vita sono stato un bimbo cicciottello e felice.
Crescendo sono diventato curioso, indagatore, amante della scienza e della storia ma anche dei misteri. Leggevo tantissimi libri (di quelli illustrati) per capire chi fossi e come fosse fatto il mio mondo, e il pomeriggio mi rifugiavo nei mondi alternativi che più mi divertivano, ossia quelli dei cartoni animati. Sono cresciuto a pane e Pokémon, passione che mi porto dietro da più di quindici anni.
Ho avuto un’adolescenza complicata e ho sofferto di depressione, passando periodi bruttissimi e momenti che ho inconsciamente rimosso dalla memoria. Continua a leggere “Passato, Presente, Futuro”

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Aiuto, ho la podcast mania!

Un anno fa circa mi è capitato di lavorare in un paese lontano da casa e per raggiungerlo ero costretto a guidare ogni giorno per più di un’ora (più un’altra ora al ritorno).
Per colmare i tempi vuoti inizialmente ho deciso di ascoltare un po’ di musica durante il tragitto, ma si sa che alcuni album possono dar noia molto presto. È stata poi la volta degli audiolibri, di cui sono riuscito ad ascoltarne uno solo per intero (The Art of Asking di Amanda Palmer, che vi consiglio) prima di spazientirmi un po’. Infine ho trovato il Santo Graal: i podcast.
Ebbene, un anno fa ho cominciato e da allora non ho più smesso.

Per chi non lo sapesse, i podcast sono delle registrazioni audio scaricabili: funzionano un po’ come delle trasmissioni radio, con il vantaggio di poter scegliere cosa, comequando ascoltare.
Ne esistono di tutti tipi, da quelli divulgativi a quelli prettamente narrativi; oggi vorrei consigliarvi i miei preferiti. Iniziamo.

PortraitOfAFreelancerPortrait of a Freelancer

Una personalità del web che apprezzo molto è Ariel Bissett, giovane Youtuber e artista canadese che solo recentemente ha deciso di avventurarsi nel mondo del freelancing.

Portrait of a Freelancer è una cronaca della sua esperienza lavorativa, ma anche un ricettario di consigli, spunti di riflessioni o idee in relazione a ciò che può essere definito lavoro creativo; tutti quelli che si trovano a dover lavorare con l’arte possono sicuramente trarre qualcosa dall’ascolto di questo podcast. Continua a leggere “Aiuto, ho la podcast mania!”

#GrimmNovel, una pagina al giorno

finn chambersRecentemente ho iniziato a scrivere un romanzo per ragazzi (che per ora chiameremo GrimmNovel), e lo sto scrivendo al ritmo di una singola pagina al giorno. Questo mi porta a sentirmi inutile, perché “i veri scrittori non scrivono solo una pagina al giorno”, ma allo stesso tempo è un ritmo che sono sicuro di poter mantenere. È vero, una pagina al giorno non è molto, ma è fattibile. E tra un anno il libro potrebbe essere finito*!

Il ragazzino che vedete nell’immagine è Finn Chambers**, uno dei tre (o quattro? è complicato) personaggi principali. E lo adoro.
È calmo e riservato, perché per me è importante sovvertire il trope del maschio = estroverso e incline all’azione VS femmina = donzella in difficoltà. Infatti Angelica (la sua controparte femminile) è estroversa, energica e… beh, diciamo che non si fa problemi a rispondere a tono alle persone. Cosa che Finn non si sognerebbe mai di fare; lui cercherebbe un modo per non far arrabbiare nessuno e uscire indenne da qualsiasi situazione minacciosa.

So che potrebbe sembrare un cliché (e sto lavorando affinché questo non avvenga), ma per me è davvero importante rappresentare un tipo di mascolinità diverso. Certo, le ragazze badass sono ovunque nella fiction di oggi (non fatemi parlare della questione strong female characters), ma non vedo quest’inversione come una cosa inerentemente negativa. Più di tutto, ci tengo a rendere entrambi i protagonisti realistici. And gender is a social construct anyway…

Per me è anche importante creare un protagonista esplicitamente non caucasico, perché credo fortemente nell’inclusività all’interno dei libri per ragazzi. Alcuni potrebbero vedere questa cosa come un segno di self-insert da parte mia, ma non è questo il caso. Certo, Finn e io abbiamo diverse cose in comune; siamo entrambi… beh, non bianchi, e anche io ero timido da ragazzino. Inoltre nel sequel viene rivelata la sua omosessualità (spoiler?). Ma lui rimane molto più intelligente di me a tredici anni, e inoltre è appassionato di scienza e robotica e matematica e studio in generale. Ed io… beh, non lo sono.

In ogni caso, scrivere GrimmNovel si sta rivelando difficile ma anche molto soddisfacente. So che non sto scrivendo contenuti di alta qualità al momento, e so di avere ancora molta strada da fare, ma se non altro sono costante e spero di migliorare man mano.
Vediamo come si evolverà la cosa :)

* la prima stesura, almeno.
** sì, Chambers come omaggio al mio scrittore preferito.

Siamo tutti ladri, ragazzi miei

Oggi, 20 luglio 2016, mi è capitato di incominciare e finire un libretto molto interessante che da tempo volevo leggere. Ruba come un artista di Austin Kleon mi ha tormentato per mesi prima dell’acquisto: lo vedevo nelle librerie, nei video dei miei booktuber preferiti, in casa del mio ragazzo. Qualcosa nella premessa mi invogliava terribilmente alla lettura, così ieri mi sono deciso e l’ho comprato.
Fast-forward di poco più di ventiquattro ore (circa): eccomi qui a parlarne.

austinkleon_vallardiSi tratta di un libretto breve e senza pretese che potremmo definire “un self-help per artisti” incentrato sul concetto di arte e di creatività. In particolare, il motto del libro è il seguente: un vero artista, per essere tale, deve rubare.
Rubare idee, spunti, suggestioni, parole, immagini, creazioni, persino parti di personalità: quello che ci rende artisti non è la capacità di creare qualcosa dal nulla, come spesso si crede, ma quella di prendere da chi è venuto prima per dare forma a qualcosa di autentico.

Il libro, in sé, è un prodotto molto semplice: se cercate un saggio sulla creatività, con tanto di ricerche e fonti e approfondimenti, sicuramente Ruba come un artista vi lascerà con l’amaro in bocca. Si tratta, però, di un piccolo boost di sicurezza per tutti quelli che svolgono lavori creativi, quasi una pepita di ispirazione: se come me avete bisogno di una spintarella per creare cose nuove, allora fa al caso vostro.
Non solo: oltre ad avermi aiutato a chiarire un po’ di idee, mi ha fatto riflettere ampiamente su alcuni argomenti. È proprio di queste riflessioni che voglio parlarvi. Continua a leggere “Siamo tutti ladri, ragazzi miei”

È possibile creare incondizionatamente?

Come ormai saprete, ciò che scrivo su questo blog riguarda spesso il mio lato creativo*; in particolare parlo di scrittura, e il post di oggi non fa eccezione.
Quello che cambia, però, è l’approccio: mi capita abbastanza spesso di parlare delle cose che creo, dei progetti in corso e di quelli futuri, ma mai discuto delle opere vecchie, quelle dimenticate o non concluse. In linea di massima, non parlo di cose accadute prima del 2012 (anno in cui entrai a far parte ‘ufficialmente’ della blogosfera).
La storia di cui vi sto per parlare risale al 2009, al periodo del fanatismo manga.

Per chi non lo sapesse, prima di diventare lettore di libri ero un appassionato di manga e anime: nella mia ingenuità mi definivo un otaku, e a 15 anni la mia vita ruotava letteralmente attorno a queste creazioni giapponesi.
Le motivazioni sono semplici: come molti ragazzi della mia generazione sono cresciuto a pane e anime in tv, innamorandomi dei disegni e del taglio evidentemente nipponico (che allora non sapevo descrivere o riconoscere) nello storytelling.
Strumentali nella mia crescita da bambino furono sicuramente i Pokémon (di cui ho brevemente parlato qui), È quasi magia Johnny (che recuperai come Orange Road da grandicello) o Card Captor Sakura, mentre da adolescente iniziai ad avvicinarmi a decine e decine di opere per ragazzi, perlopiù battle shonen. Ero già entrato nella mentalità del fumetto, e il mio sogno era proprio quello di diventare mangaka, ma a rendere questo desiderio ancora più vicino e ai miei occhi realizzabile fu un manga molto carino, che parlava proprio di mangaka adolescenti. Continua a leggere “È possibile creare incondizionatamente?”