Intervista ad Aidan Chambers

foto: remweb.it

All’ultima edizione di Mare di Libri ho avuto l’opportunità di incontrare e intervistare Aidan Chambers, ossia il mio scrittore preferito di sempre; in questo post trovate la nostra chiacchierata nella sua interezza, mentre su Medium trovate una versione breve dell’intervista.
Abbiamo parlato di lettura e di scrittura e non potrei sentirmi più fortunato di così: è stata un’esperienza meravigliosa che voglio davvero condividere con tutti voi.
Buona lettura!


Hai già risposto tante volte a questa prima domanda (che credo sia la più importante di tutte) e vorrei condividessi quelle riflessioni con chi mi segue. La domanda è: perché leggere?

Perché noi da soli non siamo mai abbastanza. Non sappiamo abbastanza, non abbiamo abbastanza esperienza. E se parliamo in particolare di letteratura, è proprio grazie a essa che estendiamo (indirettamente, ovviamente) la nostra esperienza, tramite i personaggi e la scrittura. E questo ci dona visioni del mondo che normalmente non avremmo, perché la cosa grandiosa della letteratura è che si occupa della vita interiore delle persone tanto quanto della vita esteriore. I romanzi totalmente esteriori, come i romanzi d’azione, sono… beh, sono a posto, ma il vero romanzo ha a che fare con la vita interiore, dunque quando trovi un libro che si preoccupa della mente di un personaggio che normalmente non capiresti, la finzione ha il compito di rivelarti quella specifica realtà e di conseguenza tu diventi più grande.
L’accademico inglese C.S. Lewis disse che leggendo diventiamo mille persone diverse pur rimanendo noi stessi, e la trovo una bella frase perché è esattamente così.
Penso anche che, in particolare nell’adolescenza, possiamo avere molte difficoltà nel pensare a noi stessi (chi siamo? a cosa facciamo attenzione?). E quando troviamo la nostra esperienza riflessa in un romanzo, quello è il momento in cui diventiamo dei veri lettori.
Io stesso non ero un vero lettore prima di aver letto Figli ed amanti di D.H. Lawrence, un bellissimo libro inglese del ventesimo secolo; quel libro ha rivelato me stesso a me stesso. E da quel libro è nata la mia voglia di scrivere, perché il background del protagonista era simile al mio (anche se era ambientato nel 1913 e non nel 1943).
Dunque tramite la letteratura trovi te stesso, trovi altre persone, puoi raffinare i tuoi modi di pensare e soprattutto diventi più di quanto non saresti altrimenti.
Qui nasce spontanea la domanda: che ne è di quelle persone che non leggono? Sono peggiori? In un certo senso, no, non lo sono. Sono semplicemente esseri umani. Ma confrontando un lettore navigato con un lettore che ha iniziato a leggere tardi (nell’adolescenza o più avanti ancora), le prove indicano una differenza sostanziale.
Per questo ne faccio una questione di principio, e per questo sono così coinvolto nel campo dell’educazione: perché la maggior parte delle persone che non ricevono un’educazione alla lettura a casa raramente la riceve a scuola. Continua a leggere “Intervista ad Aidan Chambers”

#GrimmNovel, una pagina al giorno

finn chambersRecentemente ho iniziato a scrivere un romanzo per ragazzi (che per ora chiameremo GrimmNovel), e lo sto scrivendo al ritmo di una singola pagina al giorno. Questo mi porta a sentirmi inutile, perché “i veri scrittori non scrivono solo una pagina al giorno”, ma allo stesso tempo è un ritmo che sono sicuro di poter mantenere. È vero, una pagina al giorno non è molto, ma è fattibile. E tra un anno il libro potrebbe essere finito*!

Il ragazzino che vedete nell’immagine è Finn Chambers**, uno dei tre (o quattro? è complicato) personaggi principali. E lo adoro.
È calmo e riservato, perché per me è importante sovvertire il trope del maschio = estroverso e incline all’azione VS femmina = donzella in difficoltà. Infatti Angelica (la sua controparte femminile) è estroversa, energica e… beh, diciamo che non si fa problemi a rispondere a tono alle persone. Cosa che Finn non si sognerebbe mai di fare; lui cercherebbe un modo per non far arrabbiare nessuno e uscire indenne da qualsiasi situazione minacciosa.

So che potrebbe sembrare un cliché (e sto lavorando affinché questo non avvenga), ma per me è davvero importante rappresentare un tipo di mascolinità diverso. Certo, le ragazze badass sono ovunque nella fiction di oggi (non fatemi parlare della questione strong female characters), ma non vedo quest’inversione come una cosa inerentemente negativa. Più di tutto, ci tengo a rendere entrambi i protagonisti realistici. And gender is a social construct anyway…

Per me è anche importante creare un protagonista esplicitamente non caucasico, perché credo fortemente nell’inclusività all’interno dei libri per ragazzi. Alcuni potrebbero vedere questa cosa come un segno di self-insert da parte mia, ma non è questo il caso. Certo, Finn e io abbiamo diverse cose in comune; siamo entrambi… beh, non bianchi, e anche io ero timido da ragazzino. Inoltre nel sequel viene rivelata la sua omosessualità (spoiler?). Ma lui rimane molto più intelligente di me a tredici anni, e inoltre è appassionato di scienza e robotica e matematica e studio in generale. Ed io… beh, non lo sono.

In ogni caso, scrivere GrimmNovel si sta rivelando difficile ma anche molto soddisfacente. So che non sto scrivendo contenuti di alta qualità al momento, e so di avere ancora molta strada da fare, ma se non altro sono costante e spero di migliorare man mano.
Vediamo come si evolverà la cosa :)

* la prima stesura, almeno.
** sì, Chambers come omaggio al mio scrittore preferito.

Siamo tutti ladri, ragazzi miei

Oggi, 20 luglio 2016, mi è capitato di incominciare e finire un libretto molto interessante che da tempo volevo leggere. Ruba come un artista di Austin Kleon mi ha tormentato per mesi prima dell’acquisto: lo vedevo nelle librerie, nei video dei miei booktuber preferiti, in casa del mio ragazzo. Qualcosa nella premessa mi invogliava terribilmente alla lettura, così ieri mi sono deciso e l’ho comprato.
Fast-forward di poco più di ventiquattro ore (circa): eccomi qui a parlarne.

austinkleon_vallardiSi tratta di un libretto breve e senza pretese che potremmo definire “un self-help per artisti” incentrato sul concetto di arte e di creatività. In particolare, il motto del libro è il seguente: un vero artista, per essere tale, deve rubare.
Rubare idee, spunti, suggestioni, parole, immagini, creazioni, persino parti di personalità: quello che ci rende artisti non è la capacità di creare qualcosa dal nulla, come spesso si crede, ma quella di prendere da chi è venuto prima per dare forma a qualcosa di autentico.

Il libro, in sé, è un prodotto molto semplice: se cercate un saggio sulla creatività, con tanto di ricerche e fonti e approfondimenti, sicuramente Ruba come un artista vi lascerà con l’amaro in bocca. Si tratta, però, di un piccolo boost di sicurezza per tutti quelli che svolgono lavori creativi, quasi una pepita di ispirazione: se come me avete bisogno di una spintarella per creare cose nuove, allora fa al caso vostro.
Non solo: oltre ad avermi aiutato a chiarire un po’ di idee, mi ha fatto riflettere ampiamente su alcuni argomenti. È proprio di queste riflessioni che voglio parlarvi. Continua a leggere “Siamo tutti ladri, ragazzi miei”

È possibile creare incondizionatamente?

Come ormai saprete, ciò che scrivo su questo blog riguarda spesso il mio lato creativo*; in particolare parlo di scrittura, e il post di oggi non fa eccezione.
Quello che cambia, però, è l’approccio: mi capita abbastanza spesso di parlare delle cose che creo, dei progetti in corso e di quelli futuri, ma mai discuto delle opere vecchie, quelle dimenticate o non concluse. In linea di massima, non parlo di cose accadute prima del 2012 (anno in cui entrai a far parte ‘ufficialmente’ della blogosfera).
La storia di cui vi sto per parlare risale al 2009, al periodo del fanatismo manga.

Per chi non lo sapesse, prima di diventare lettore di libri ero un appassionato di manga e anime: nella mia ingenuità mi definivo un otaku, e a 15 anni la mia vita ruotava letteralmente attorno a queste creazioni giapponesi.
Le motivazioni sono semplici: come molti ragazzi della mia generazione sono cresciuto a pane e anime in tv, innamorandomi dei disegni e del taglio evidentemente nipponico (che allora non sapevo descrivere o riconoscere) nello storytelling.
Strumentali nella mia crescita da bambino furono sicuramente i Pokémon (di cui ho brevemente parlato qui), È quasi magia Johnny (che recuperai come Orange Road da grandicello) o Card Captor Sakura, mentre da adolescente iniziai ad avvicinarmi a decine e decine di opere per ragazzi, perlopiù battle shonen. Ero già entrato nella mentalità del fumetto, e il mio sogno era proprio quello di diventare mangaka, ma a rendere questo desiderio ancora più vicino e ai miei occhi realizzabile fu un manga molto carino, che parlava proprio di mangaka adolescenti. Continua a leggere “È possibile creare incondizionatamente?”